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Primi passi ciondolanti


Maria che si stacca dal muretto in giardino o lancia in aria le sue prime parole è un'immagine ferma nella mia mente. Ma quei primi passettini e quelle frasette erano gli stessi passi ciondolanti e malfermi e le parole attorcigliate di un bambino di diciotto mesi. E lo sguardo. Lo sguardo era vivo. Lo sguardo non era addormentato. E questa è stata gioia e felicità, entuasiasmo e certezza contenuta in un presente e in un futuro presentabile e dignitoso.

Facevo bene? Facevo male? Questa è, ancora oggi, la domanda che mi faccio. E oggi, come allora, cerco di non dare una risposta intelligente ad una domanda stupida.
Non ho mai avuto "una compagnia", un gruppo di amici: piccole amiche con le quali crescere insieme e soffrire insieme e trovarsi a disagio insieme. E' andata così.
Credo, bene o male, di essere sempre stata il punto di vista di me stessa con un unico riferimento, fisso e assoluto: la famiglia. E, devo ammettere, che un insegnamento l'ho ricevuto. Certo non uno solo, ma questo, sembrerà strano, è stato quello che più ha aiutato il mio lavoro con Maria. Mi riferisco al senso di esclusività che il vivere intensamente la famiglia crea in chi ne è partecipe e ne subisce il predominio. Per me è stato così e lo è tuttora.
Il mio mondo è la famiglia mentre tutto il resto ne è il complemento e il confronto, le decisioni venivano prese da tutti. O meglio da tutti quelli che possedevano un carattere risoluto e deciso. E gli equilibri reggevano.
Non ho giudizi sulla mia famiglia o sulle famiglie in generale. Ognuna contempla una specificità. Certo che in ogni nucleo familiare i componenti esercitano un ruolo, volenti e nolenti. E il non aver mai avuto particolari condizionamenti esterni, ma solo interni, ha fatto sì che la mia scelta educativa non si disperdesse in mille rivoli e che le sole energie di cui Maria beneficiava erano le mie, le sue e quelle della nostra famiglia. Il resto sarebbe stata solo inutile distrazione.

Dunque Maria poteva mai sentirsi normale per se stessa? E poteva possedere anche quegli eccessi nelle particolarità che determinano e formano l'identità e la personalità di ogni essere umano?
Ora la mia bambina stava percorrendo la prima parte di quel lungo giro per le strade della vita, la sua. E il responso del prologo, neanche ancora la prima tappa vera, era più che confortante.

E chi l'ha detto - chi pensa - che Rosa, io Rosa, non sia andata "oltre"? E che Rosa non è in grado di avere pensieri profondi, obiettivi, distaccati? Cristo Santo, certo che mi sono chiesta perchè lo faccio e se ne vale la pena e se, in ultimo, vale la pena vivere. Domande ovvie. Domande esistenziali. Domande impertinenti. Domande che, in me, nascono e muoiono.
Maria potrà mai soffrire il dolore e il disagio dell'adolescenza? E che grado e che indice di dolore proverà e trasmetterà? E il sesso e con esso tutta la sfera legata all'affettività in senso lato?
Maria andrà al cinema con la sua compagnia e fumerà qualche sigaretta di nascosto? E io che cavolo farò? Ma, soprattutto, quale sarà il sistema di elaborazione dei pensieri, delle pulsioni, delle emozioni. Che spirito, che anima regnerà in Maria? E in che modo verrà influenzata dal contesto, dall'ambiente esterno. Ne subirà, in futuro, condizionamenti più marcati e devastanti rispetto alla norma tali da prevedere, con tutti i rischi annessi e connessi, un'attenta salvaguardia e tutela? E questo "solo" perchè Maria non rientra nella norma?

>> segue



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