Io penso a mia figlia in prospettiva
Io penso a mia figlia in prospettiva ma sempre, a conti fatti, sono portata
a considerare la prospettiva "qui e ora", nel senso che l'illusione
prospettica non soggiorna più di tanto tra le pieghe della mia mente.
Non ho mai, dico mai almeno nella pratica quotidiana, contemplato la programmazione
velleitaria di una figlia laureata a pieni voti e magari campionessa sui cento
metri piani. E' doveroso che Maria viva "giorno per giorno" nè
più nè meno come se fosse normale. Ma con una differenza non di
poco conto alla quale sottostare: la sindrome di Down.
E la sindrome di Down si cura come si cura la vita: vivendola.
E respirando l'aria di tutti i giorni tra un intervento a cuore aperto, le visite
mediche di routine e specialistiche, Maria entra nel mondo della scuola. E'
bello utilizzare il verbo entrare. Disegna, fotografa fino a renderlo immagine
nitida un fatto concreto che un individuo compie. Rende bene l'idea di colui
o colei che oltrepassano una porta, una soglia e, dall'altra parte, si apre
e si scopre un mondo nuovo il quale, a nostra insaputa, ci modificherà.
Maria scoprirà il piacere intenso e soffocante della promiscuità
e con essa si confronterà mettendo in gioco se stessa e la sua interiorità.
Lì, in quella che comunemente chiamiamo scuola, Maria disporrà
di regole universali e standardizzate e, al tempo stesso, si troverà
ad essere soggetto e oggetto a seconda delle situazioni e dei momenti. In altri
termini si tratterà di stabilire se e quando la bambina riuscirà
ad adattarsi al gruppo per intuirne l'intelligenza in base alle risposte a nuovi
stimoli imposti e da circostanze finora sconosciute.
Iose, maestra di scuola materna all'antica e senza fronzoli, spicciola e risoluta
quanto basta, ferma e tollerante, non si è posta il dilemma della diversità
intesa come tale. Che Maria non fosse come gli altri, a parte le evidenti peculiarità
somatiche, era ancora tutto da dimostrare. Ma, meglio dei suoi coetanei, la
bambina si muoveva sugli arti inferiori con imbarazzante destrezza, andava in
bagno del tutto autonomamente e stava a tavola attenendosi con attenzione e
sobrietà a tutte quelle norme con cui monsignor Della Casa ci ha deliziati
nel suo galateo.
Maria non ha riscontrato difficoltà insormontabili, o comunque, allorquando
si sono presentate sono state circoscritte entro i canoni della normalità,
tanto che non ha avuto il benchè minimo problema a distinguere e applicare,
a seconda dei momenti e delle situazioni, schemi mentali adattabili alla contingenza,
mutuati ed acquisiti dal durissimo lavoro educativo e comportamentale al quale
era abituata.
>> segue
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