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Maria era la mia vita

E non c'era ragione per cui io non avrei dovuto mettere in condizione Maria di vivere nella "norma". Era preferibile che venisse indicata e sbeffeggiata, emarginata, ridicolizzata, disprezzata oppure accettata e riconosciuta come simile tra i simili? Niente lingua a penzoloni, segno distintivo e veicolo per i pregiudizi sociali. Nessuna autocommiserazione o ricerca pietistica. Via la pigrizia e lo stereotipo del mongoloide simpatico e pacioso che, al limite, emula ma non sa disimpegnarsi in buona autonomia di pensiero.
Era esagerato pretendere che Maria potesse riconoscersi ed essere avviata, per così dire, come tutti, ma con le dovute modalità, a concedersi sentimenti e a prediligere, scegliere, apprezzare e a stabilire le distanze tra ciò che è bene e ciò che non lo è? Chi avrebbe sbarrato la strada a quella che chiedeva di essere donna e null'altro desiderava se non di riuscirvi? Riuscire ad avere talento, uno tutto suo, coraggio, volontà, paura. Chi e perchè avrebbe negato a Maria il diritto di amare, essere amata e di soffrire per amore? Non la maestra Iose scevra e sgombra da ogni preconcetto o razzismo di sorta, impasto di antica saggezza contadina in combinazione con una cultura non contaminata dalle ideologie teorizzanti.

E la maestra mi raccontava, mi deliziava, mi intratteneva in elogi e i suoi successi erano i miei. La sua gratificazione era la mia.
Maria viveva entro quel suo processo di crescita che non consente ripensamenti. Maria era la mia vita. Una vita ritmata dalle scadenze del giorno che arriva e che va, dal volgere delle stagioni, dalla luce del mattino e dall'oscurità della notte.

Erano i contrasti dei contrari. Assimilava il gusto per lo stare all'aperto e godere dell'aria fresca e pura, del correre e cadere, del giocare a palla e arrampicarsi sugli alberi.

In quegli anni l'aspetto motorio va di pari passo con quello cognitivo senza trascurare, anzi avendo ben presente che corpo e mente sono un'unica totalità e separarle, dedicando più spazio e tempo ad una rispetto all'altra, sarebbe un errore imperdonabile e gravissimo.
Già. Il futuro. Prospettare il domani per e di una bambina dagli occhi a mandorla. Un futuro anormale e ad handicaps in cui tutto potrebbe risultare traumatico e ostile. Per Maria il "nuovo" sarebbe potuto essere fonte di stress straordinario e di complessa gestione.
Ma questa ipotesi non doveva certo ostacolare un processo evolutivo che finora lasciavo spazio e margine per far obiettivamente ritenere che Maria potesse partecipare, il meno in ombra possibile, alla storia dell'umanità.
La storia dell'umanità fatta di tante storie che si confondono e si incontrano e non si intrecciano mai. Storia di storie nella quale si parla di "integrazione", valori, razzismo, xenofobia, emarginazione, tolleranza, tolleranza zero. In alto, molto più in alto, anzi altro da tutto quanto vorrebbero simboleggiare i termini che ho citato così, in ordine sparso, ci stanno le religioni. Il mio Dio. Lassù c'è il mio Dio. Che dire... Direi che sono stanca. Stanca anche di arrabbiarmi per l'ipocrisia che vivo, sento, tocco, detesto.

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