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Il piacere dello sport
Ancor oggi, immersi nel progresso fino al collo e inondati dalle più
sofisticate tecnologie, il "sistema" scolastico risolve il problema
"handicap" e specificamente quello legato ai portatori della sindrome
di Down come la scommessa di integrazione più ardita che mai si possa
pensare: scrivere, leggere e far di conto. Che, in sé, non fa una piega,
ma è facile comprendere che Maria, così come chiunque abbia un
deficit psico fisico irreversibile, non può essere coniato e strutturato
a misura di ideali astratti. E' come se chi non è a debito con la natura,
si formasse, che so, in linea con principi morali riassunti in tre parole guida
del tipo: Dio, Patria, Famiglia oppure Libertà, Uguaglianza, Fraternità
e, perchè no, Sesso, Droga, rock Ôn roll.
Realtà ispirate a concetti base che non sono affatto prioritari per acquisire
gli strumenti utili alla vita sociale di un individuo affetto dalla sindrome
di Down.
Maria, portatrice di diversità, ha differenze tali che non le permettono
di competere e gareggiare per la vittoria nella gara dei 100 metri piani alle
prossime olimpiadi o alla finale dei 50 metri stile libero di nuoto alle studentesche.
Ciò non toglie che Maria a quattro anni abbia iniziato a fare sport e,
oggi che ne ha tredici non ha ancora smesso.
Mi sono preoccupata che Maria avesse un'istruttrice di nuoto affinchè
fosse messa nelle condizioni di adattabilità verso un'ambiente innaturale
e, per certi versi, pauroso. Sarebbe bastato che Maria facesse conoscenze con
modi nuovi e persone, la maestra di nuoto, che le trasmettessero nozioni in
tempi lunghi e con tutto un corollario specifico tale che la potesse, al tempo
stesso, formare e informare sulle possibilità che anche lei aveva.
A cinque anni, dopo diverse esperienze preliminari, Maria comincia a prendere
lezioni individuali di sci. Dì lì a poco la bambina diventa assolutamente
autonoma e si comporta alla stregua degli altri sciatori. L'autonomia, o anche
solo la ricerca di essa, implica un'ostinazione non comune e Maria ha impartato
ad esserlo. Cocciuta e testarda proprio come la madre e ciò che non apprende
meccanicamente lo apprende con la ripetitività del gesto ed è
la metodicità nel riproporsi in ogni frangente che le consente di prendere
lo skilift.
Nessuno poteva immaginare quali e quante potevano essere le richieste che Maria
avrebbe avanzato se fosse stata compatita e avviata ad un percorso che non prevedeva
l'esplorazione di quel mondo per normali. Così non mi concedevo spazio,
e non ne concedevo a Maria, non permettevo alla mente di prevaricarci facendoci
sconfinare fino a perdere il contatto con la realtà e con tutto ciò
che la realtà impone e dispone.
Oggi Maria ha quattordici anni e non sono state, almeno finora, organizzate
settimane bianche dalla scuola, ma sa sciare e lo fa con piacere.
>> segue
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