registrazione
Login
registratevi ora!



I miei tormenti di madre non finivano mai

I miei tormenti di madre non finivano mai: apprensioni meno soffuse di quelle di una madre che hanno figli normali.
Io pensavo per Maria e i miei pensieri si aggiungevano a suoi, si sovrapponevano e li anticipavano.

maria e la mamma, foto P.Parenti Forse per Maria non sarebbe mai stato fonte di chissà quale conflitto interiore quel suo incedere un pò goffo o quella postura dimessa e geometricamente imperfetta, ma per me sì!
Io mi sentivo in diritto di attuare dei tentativi per far accrescere, ricercandole all'esterno, dei nuovi sistemi di comportamento che si occupassero del corpo affinchè fosse modulato all'armonia, allo stile, alla gentilezza e al buon gusto. Potevo ritenere che cambiare il suo rapporto con il corpo al fine di armonizzarlo l'avrebbe migliorata in quegli aspetti così abitudinari e necessari come camminare in modo ritmico e personalizzato o assumere delle posture comuni alla maggioranza.

A cinque anni Maria ha indossato scarpette e tutù e ha frequentato una scuola di danza e palestra.
La danza classica l'ha, in effetti, molto corretta e aiutata. Lei non no lo sa, ma è stato così.
Come il pattinaggio a rotelle. E chi se ne frega se Maria non ha fatto gare, ma sa pattinare, fa il suo bel percorso con il massimo del gusto.
E pensare che aveva una gran paura dei pattini.
Sa pattinare e a soffrirne maggioraramente è stato il suo culo.

Non è certo questione di culo, o non solo. No! E' esposizione, rischio e coraggio. Spiegare, raccontare alle altre madri, ma prima ancora a Maria il senso, l'obiettivo e la speranza intesa come cura, terapia.

Se una cosa non escludeva l'altra il motivo era ed è che occorre abbattere innanzitutto il nostro immobilismo. Il mio, ma in particolare il suo che è una staticità simpatica e cromosomicamente naturale, come una spiccata tendenza al dolce far niente e quindi proiettata verso l'inevitabile regressione del corpo, della mente e dello spirito.

Il pattinaggio, fare judo, danza classica, sciare, nuotare, camminare, correrre, scalare gli alberi e suonare, suonare il flauto, conoscere, a sua insaputa, un linguaggio e un modo di comunicare mistico e globale, erano una cura. Come il tennis che impone tempismo, colpo d'occhio, rapidità e il superamento dell'ostacolo: la pallina colpita di dritto o di rovescio deve superare la rete e ricadere in un punto delimitato da segni bianchi.

>> segue



info@i-c-s.it